Abbiamo iniziato quest’anno, nel corso di Yoga tenuto a Bassano, a fermarci dopo la prima lezione di ogni mese a “chiacchierare” un po’ di filosofia dello Yoga, per dare alla nostra pratica delle basi ancor più stabili.
Non è facile parlare di Filosofia dello Yoga, come non è facile affrontare qualsiasi filosofia di vita, ancor più se appartenente ad un mondo distante da noi.
Ho notato però, che discutere insieme delle basi su cui poggia la nostra pratica, la fa diventare più chiara, definita e importante. Capire che l’asana non è una posizione di ginnastica, che la concentrazione attraverso il controllo del respiro o con il mantra ci permette di iniziare a conoscere la nostra mente, è la base della pratica yogica.
Abbiamo iniziato prendendo in mano un piccolo ma fondamentale libro: Patanjali Yoga Sutra (PYS), considerato il libro base dello Yoga [già citato nell’articolo http://www.goccediloto.com/2016/03/12/la-genesi-della-sofferenza/]. Scritto da Patanjali in un periodo non ben definito (tra il I secolo a.C. e il V secolo d.C.), contiene 196 sutra (letteralmente “filo”) ossia formule, frasi, versi, aforismi. Il sutra è identificativo del fatto che lo Yoga inizialmente veniva tramandato oralmente da maestro a discepolo; infatti, il sutra in una breve frase raccoglie un concetto o una serie di concetti molto profondi e che vanno sviscerati. Il PYS è suddiviso in 4 Capitoli, definiti Pada (strada, piede); nel primo capitolo, Samadhi Pada, Patanjali descrive per primo lo scopo ultimo dello yoga, obiettivo da raggiungere: il Samadhi, l’illuminazione. È questo un metodo spesso utilizzato nelle scritture filosofiche indiane, nelle quali compare all’inizio l’obiettivo, lo scopo, il target a cui si vuole arrivare; questo nel PYS in quanto, possono esserci praticanti che, conoscendo l’obiettivo ultimo, possono riuscire a raggiungerlo mettendo in atto autonomamente delle strategie risolutive.

1 Capitolo 1 Sutra
अथ योगानुशासनम् ॥१॥

atha yoga-anuśāsanam ॥1॥

Sii presente, qui ed ora, lo Yoga inizia
Ora, lo Yoga è disciplina
Lo Yoga inizia con consapevolezza

atha = ora, e così

yoga = unità, uno, armonia con se stessi

anuśāsanam = disciplina, spiegazione, interpretazione, consapevolezza

Non nel passato, non nel futuro, dove la nostra mente continua a portarci attraverso i ricordi e le immagini, i sogni: sii presente nel momento attuale. Non è qualcosa di arcaico ma di concreto, non sta facendo riferimento alla pratica fatta nell’ora e mezza di lezione, ma alla vita di tutti i giorni. Rimani presente in quello che fai ogni giorno, senza lasciarti influenzare dai tuoi pensieri-emozioni, filtra la realtà così com’è; starai facendo Yoga. Patanjali nel primo sutra non accenna minimamente a Asana, Pranayama, Meditazione, che possiamo definire strumenti che utilizziamo per arrivare allo Yoga (unione), ma se tu sei costantemente presente, quello è già Yoga. È questa costanza di presenza però, che si prospetta (soprattutto per noi occidentali) molto difficile da ottenere e da mantenere; per questo lo Yoga ci mette a disposizione delle tecniche per imparare ad essere presenti sempre.
Anusasanam: anu-atomo, shasanam-che istruisce; ogni atomo, ogni piccola particella ci istruisce,ci guida, ci insegna. L’essenza della vita, la Natura è il nostro maestro. Viene tradotto come Disciplina, derivante da discepolo, colui che è pronto a ricevere l’insegnamento di un maestro; il nostro primo maestro siamo noi stessi! Disciplinare il se, governare se stessi, il nostro corpo, i nostri sensi, la nostra mente, le nostre emozioni.
Se vogliamo, disciplinando noi stessi per rimanere costantemente presenti, possiamo raggiungere lo Yoga, l’unione.

Solo qualche spunto, qualche breve riflessione, sottolineo, per non rendere vano e superficiale il lavoro di molti storici, filosofi e maestri nell’interpretare questi antichi testi dal valore inestimabile. Questo il senso del titolo di questo breve scritto.

Seguici su facebook