Carlo Petrini (Bra, 22 giugno 1949) è un gastronomo, sociologo, scrittore attivista italiano, fondatore dell’associazione Slow Food. Ha partecipato lo scorso 24 Giugno 2016 a Resistere, rassegna letteraria organizzata da Palazzo Roberti presso il Castello degli Ezzelini, splendida cornice a Bassano del Grappa. Questo breve scritto vuole riportare le idee espresse in quell’occasione dall’autore (non me ne voglia, ho attivato tutta la mia memoria ma, ovviamente con interpretazione personale), in quanto credo possano farci riflettere e cambiare assieme, in un’ottica di condivisione per chi non è potuto esserci e per chi ha bisogno di una “spinta” verso nuove strade.
L’intervento di Carlo Petrini, semplici parole ma cariche di significati e di informazioni di cui non possiamo più fare a meno, fare finta di non sentire, di non sapere, non avere la voglia di cambiare, la pigrizia, la fatica di qualcosa che faticoso non è.
Il cibo è economia e politica. DOBBIAMO essere coscienti e consapevoli che quando acquistiamo, mangiamo e sprechiamo cibo, stiamo facendo l’economia del paese e indirizzando la politica.
È il consumatore che decide; come quando decide di acquistare la merce al prezzo più basso, ribassato, svenduto. Il prezzo più basso del supermercato ha delle conseguenze che nel lungo tempo paghiamo con un prezzo molto più alto, sia il singolo che la comunità. Conseguenze immediate sul produttore, primo anello della catena, che viene pagato miseramente e cerca altre vie di guadagno. Il prezzo basso lo paghiamo con la salute, porcherie che quel prezzo basso significa, come olio di palma, conservanti, coloranti e ormoni!! Lo paghiamo con la distruzione ambientale, con lo sfruttamento di esseri, umani e animali. Lo paghiamo. Anche le persone più povere, andando direttamente al produttore, al contadino, al mercato, possono rientrare nei costi con una qualità decisamente migliore. Perché, come dice Petrini, con lo slogan di slow food, “il cibo deve essere buono, pulito e giusto.”
È finita l’epoca in cui governano i politici.
Ci proveranno in tutti i modi, ma noi siamo la forza, noi possiamo dirigere il gioco. Se lo vogliamo.
Si è passati da un’economia di sussistenza,che, vero, arriva da una situazione di povertà (ma che portava con se felicità), a un’economia di accumulo. Tornare a produrre ed avere ciò di cui abbiamo bisogno, a conservare il necessario, non avere un surplus di cose che riempiono il mondo di sporcizia e ci distruggono con l’attaccamento che proviamo verso queste. “Ci sono cibi che passano dal frigo alla pattumiera, che scadono (con bassissima qualità di materie prime) ancor prima di essere consumate.”
Mangiare per nutrirci, per portare energia al corpo, non per sovraccaricarci ed ammalarci. Oggi nel mondo ci sono più persone che si ammalano e muoiono per patologie legate al sovrappeso che non legate alla fame. E al contempo si produce cibo per molte più persone di quante vivono sul pianeta ma quasi un miliardo soffrono di malnutrizione. Come si fa ad essere ammalati perché si mangia troppo? Se Petrini avesse raccontato questo a suo nonno (esempio da lui riportato), questo gli avrebbe detto che siamo dei pazzi!
E allora ci sono due cose che mancano alla nostra politica e alla nostra economia, e che dovrebbero esserne la base: compassione e generosità. Due termini, due pilastri, che generano i rapporti tra le persone, di queste con il cibo, gli animali, il pianeta stesso; ed è questo che produce un sistema economico-politico sano: non è la legge votata in parlamento. Compassione, per cui se io sono un produttore non metto nel cibo che produco inquinanti, fertilizzanti, mangime OGM, ecc… , perché quel cibo va a recare danno a me, a tutte le altre persone e animali e al pianeta intero. Compassione, per cui se io sono un consumatore, non vado a fare la spesa nel supermercato più a sottocosto che ci sia, comprando prodotti che arrivano da chissà quale parte del mondo (spese di trasporto, imballaggi, inquinamento, ecc), contenenti ingredienti che di naturale e nutriente non hanno più niente, magari prodotti con lo sfruttamento di quella persona che oggi mi è arrivata sotto casa, in quando è dovuto scappare dal suo paese, dalla sua casa, dalla sua famiglia. Per arrivare a parlare proprio di questo: migliaia di persone che muoiono in mare, diventati per noi solo statistiche (quanti morti oggi?), per i quali la compassione forse l’abbiamo relegata nel sottoscala. Eravamo un popolo di immigrati, i nostri nonni, i bisnonni, ai quali dovremmo chiedere sempre grazie, perché se non era il mio era il tuo di nonno a lasciare la terra ed andare, ma è lo stesso. Per i quali se siamo ricchi delle cose che abbiamo adesso è solo grazie a loro. E allora perché adesso ce lo dimentichiamo? Perché non capiamo che multinazionali che prendono (letteralmente) la terra, per pochi soldi, a poveri uomini che vivono semplicemente dall’altra parte del pianeta, che sono semplicemente di un altro colore o che parlano semplicemente un’altra lingua, li costringono a scappare, a fuggire, a ricercare qualcosa di migliore per la loro famiglia. Noi eravamo loro.
Da qui si collega, quasi come collante naturale la parola Generosità: l’essere generosi, l’offrire, il con-dividere, distruggendo l’egoismo ma commutandolo in altruismo. Perché uno felice da solo non è come due felici assieme. Se io ho un orto, e qualche giorno l’orto produce qualcosa in più di quello che serve alla mia famiglia, perché, come facevamo una volta, non portiamo qualcosa al vicino di casa, che per quel giorno non va a comprare al supermercato, non mangia verdura raccolta chissà quanto tempo prima e quindi senza o con minimo valore nutrizionale, senza imballaggi, senza trasporto (effettuato a piedi), senza sprechi, senza svalutazione. Se io conosco una fattoria, un contadino di fiducia, lo posso condividere coni miei amici, vicini, colleghi, se faccio parte di un gruppo di acquisto solidale (GAS): è generosità, che crea pace, condivisione, eliminando sprechi e ingiustizie.
Ambiente_Papa_Francesco-630x350Petrini ha terminato definendo Papa Francesco Il Politico del nostro paese. Lo ha chiamato in causa, raccontando la simpatica telefonata che hanno avuto, per sottolineare come questi principi sociali siano trasversali, che costruiscono una comunità, anche in termini di economia e politica. Concludendo ci ha chiesto, come uditori, se avevamo letto l’Enciclica II; pochissime le mani alzate. L’Enciclica Laudato Si’ ha come argomento principale il rispetto dell’ambiente: una raccolta di vere “leggi” e insegnamenti per un’ecologia olistica.

Credo che il nostro compito per l’estate sia la lettura dell’Enciclica II di Papa Francesco.
Om Shanti (Pace)

Ma Mangla Anand

Fin dalle prime righe, Francesco indica che la crisi ecologica è «…una conseguenza drammatica dell’attività incontrollata dell’essere umano» e che «…attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, egli rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione». Indica l’«…urgenza e la necessità di un mutamento radicale nella condotta dell’umanità», perché, ha detto, senza un «…autentico progresso sociale e morale…» la crescita economica e il progresso tecnologico più prodigioso possono ripercuotersi contro l’uomo. Per questi motivi, il papa richiama l’uomo ad una “conversione ecologica globale”, ad “un’autentica ecologia umana”, ad «…un’ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità», a «…eliminare le cause strutturali delle disfunzioni dell’economia mondiale e di correggere i modelli di crescita che sembrano incapaci di garantire il rispetto dell’ambiente».
wikipedia.org – laudato si

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