La parola Yoga deriva dal sanskrito Yog che significa unione, completezza dell’individuale con l’universale, che porta al completamento dell’essere.

Nello Yoga ci sono quattro vie principali: Karma Yoga, Gyan Yoga, Bhakti Yoga e Raja Yoga.

  1. Karma Yoga, lo Yoga dell’Azione (dalla radice sanscrita «kr» che significa «agire», «compiere»). Si tratta del sentiero che utilizza «l’agire» come strumento per raggiungere l’obiettivo finale dell’auto-realizzazione. È uno dei sentieri più antichi, trovando la sua radice proprio nella Bhagavadgîtâ che ad esso dedica i primi sei capitoli, in particolare il terzo. Sono quattro le caratteristiche principali che deve avere l’azione nel Karma Yoga:
  • L’attitudine all’azione deve essere pura e distaccata
  • Il karma yogi deve compiere l’azione senza avere l’idea di esserne l’artefice
  • L’azione deve essere disinteressata
  • L’azione deve essere compiuta in uno stato di totale presenza e consapevolezza, sviluppando lo stato di dhâranâ (concentrazione)
  1. Gyan Yoga o Jnana Yoga è lo Yoga della conoscenza; secondo questa via, la liberazione (Moksha) e l’unione con Dio si possono acquisire per mezzo della conoscenza di Brahman – il tutto, Dio, riconoscendo il Brahman come il proprio Sé. La causa di tutta la sofferenza e degli attaccamenti è l’ignoranza (Avidya); essa agisce come un velo (Maya) o uno schermo, che impedisce di percepire la propria natura reale e divina. Nella sua piccolezza ed ignoranza, l’anima individuale stupidamente si convince di essere separata e diversa da quella Universale, Dio. La conoscenza di Brahman (detta Brahma Jnana) rimuove questo velo permettendo alla persona di ristabilirsi nella sua propria natura essenziale: Sat-Chit-Anand (Esistenza, Conoscenza, Beatitudine).
  1. Bhakti Yoga o lo Yoga della Devozione: il termine Bhakti nasce dalla radice sanscrita “bhaj”, adorare, amare, servire, donare, dedicare. Il Bhakti Yoga rappresenta, quindi, una via per entrare in contatto con la nostra natura divina. Colui che si dedica ad una vita di devozione, amore e consapevolezza, ottiene l’intensa e profonda scoperta del sé individuale, parte integrante del Sé Supremo. Praticare il Bhakti Yoga con disciplina, rigore e serietà è la via sovrana per entrare in congiunzione con Dio e raggiungere la consapevolezza della nostra essenza spirituale.
  2. Raja Yoga o Yoga Regale, Raja significa “re”. ll Raja Yoga ci guida verso la conoscenza del tutto: come è organizzata la nostra mente, come schemi mentali (samskara) si rinnovano continuamente e come sia possibile liberarsi da tutto questo. Il percorso tracciato da Patanjali negli Yoga Sutra (uno dei libri fondamentali dello Yoga moderno) viene suddiviso in otto stadi, le cosiddette “membra dello yoga” (astanga):
  1. Yama: in sanscrito questo termine significa “astensioni” e sono dei comandamenti morali che hanno lo scopo di migliorare la vita di uno yogi nella società e verso gli altri. Le astensioni sono:
    • Ahimsa, la non violenza;
    • Satya, la verità;
    • Asteya, non rubare;
    • Brahmacarya, astinenza;
    • Aparigraha, non avidità;
  2. Niyama: questi invece sono molto più intimi e personali rispetto agli Yama. In sanscrito questo termine significa “osservanze” e sono una serie di regole che hanno lo scopo di migliorare sé stessi, e sono:
    • Saucha, pulizia;
    • Santosha, modestia;
    • Tapas, autodisciplina;
    • Svadhyaya, studio di sé stessi;
    • Ishvara Pranidhana, abbandono alla volontà divina;
  3. Asana: questo termine originariamente significava stare seduti. Con il passare del tempo però ha assunto un altro significato ed è comunemente tradotto come posizione statica, comoda, mantenuta per lungo tempo, con serenità.
  4. Pranayama: controllo ed espansione di prana, energia vitale. Con questo termine si intendono tutte le tecniche di respirazione.
  5. Pratyahara: in sanscrito significa “ritiro dai sensi”, ed indica quello stato nel quale si inizia ad andare all’interno, in tutto ciò che non è visibile, lasciando gli attaccamenti prodotti dai sensi.
  6. Dharana: questo stadio consiste nella concentrazione, cioè si dirige la mente verso un’area limitata, un singolo punto che diventa l’oggetto della contemplazione.
  7. Dhyana: significa meditazione, ossia nella capacità di andare oltre la mente, in assenza di fluttuazioni, che si ottiene mantenendo la concentrazione su un oggetto senza sforzo e che dona grande calma e profonda gioia.
  8. Samadhi: significa “assorbimento, unione totale, congiunzione, concentrazione totale dello spirito, completo” e consiste in uno stato di totale assorbimento in cui lo yogi diventa tutt’uno con l’oggetto della meditazione, in cui, superando lo stato di separazione tra l’ego e il Sé, si sperimenta la propria natura divina e si conosce la verità suprema.

 

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