Primavera, dal latino primo inizio, ver da una radice indoeuropea col senso di ardente, splendente. Un concetto fondamentale: la primavera è inizio. Inizio di colore, di calore, di luce, di vita, per tutto e per tutti.  La stagione della ri-nascita, dei fiori e delle foglie, esplosione di vita tutt’intorno, colori luminosi e grande fermento della terra con profumi intensi e freschi.  In India questa stagione viene chiamata Vasanta, che in sanscrito significa “brillante” e viene celebrata con la festa Vasant Pañcamī in onore della dea Saraswati. Così come la gemmatura, la rinascita in natura, anche nel corpo umano troviamo molte cellule che si sviluppano, come ad esempio la pelle, i capelli, le unghie. È un periodo in cui nascono anche nuovi pensieri positivi come nuove intuizioni, nuove idee, nuovi progetti, ma anche nuovi turbamenti, ansie e pensieri negativi. Capita spesso di non sentirsi in “sintonia” con l’energia che pervade l’ambiente che ci circonda: stanchezza e sbalzi d’umore sono all’ordine del giorno.

Come fuori così dentro

Seguire i ritmi della natura, ascoltare il cambiamento e promuovere l’equilibrio sono passaggi fondamentali per mantenere il benessere fisico e mentale indispensabile alla nostra salute.

In primavera la linfa degli alberi, che era stata spinta giù verso le radici, per non gelare durante l’inverno, comincia a risalire lungo il tronco e fino al più piccolo rametto; è così che cominciano a vedersi di nuovo le prime gemme. Questa “inversione” è la stessa che accade nel nostro corpo: la linfa si mette di nuovo in movimento, per portare fuori le tossine accumulate durante l’inverno e risvegliare l’intero organismo. Ecco allora perché ci sentiamo stanchi: il fegato deve pulire il sangue dai rifiuti che si sono rimessi in moto e che devono essere portati fuori dal nostro corpo.

Per l’Ayurveda, scienza della vita, questa è la stagione kapha (uno dei tre dosha, ne parleremo meglio in un articolo dedicato a questa scienza); le sostanze di rifiuto e le tossine che si sono accumulate durante l’inverno, iniziano a sciogliersi all’interno del nostro organismo ostruendo i canali corporei, indebolendo sia Agni (il fuoco gastrico) che il metabolismo manifestando i tipici squilibri di kapha quali raffreddori, muco in eccesso, mal di gola, congestione dei polmoni, indolenza, stanchezza e letargia. Qualsiasi sia la nostra costituzione ayurvedica, il periodo di fine inverno e inizio primavera è il momento in cui troviamo l’accrescimento di kapha nella sua forma fluida: questo è il momento migliore per “ripulire” il corpo dai suoi eccessi per evitare che si radichi sottoforma di “malattia”. Possiamo aiutare l’organismo in questo lavoro di “pulizie di primavera”: è importante controllare la nostra energia e prendere coscienza del nostro corpo, della nostra mente e della nostra anima.

Iniziamo controllando lo stato di salute di fegato, intestino e stomaco, attraverso l’osservazione del nostro corpo. L’incarnato giallastro indica una carenza di energia; il giallo è il colore della terra, elemento legato a milza e stomaco. Due organi molto sensibili al fattore climatico che ha contrassegnato l’inverno appena trascorso: l’umidità. La cosiddetta “sindrome da umidità” colpisce la parte bassa del corpo con gambe e caviglie gonfie, dermatiti e diarrea. Il pallore, invece, indica un eccesso di freddo e l’organo più colpito è il polmone. Un incarnato verdastro segnala disfunzioni a fegato e cistifellea. Se predomina il rosso si ha un calo dell’energia di cuore e intestino. Il rossore concentrato in mezzo alle sopracciglie, infine, indica stress mentale.ayurveda-tongue-diagnosis

Anche l’esame della lingua fornisce precise indicazioni sulla salute dell’organismo. Infatti, una persona con digestione e circolazione regolari, ha una lingua rosa e pulita. La patina bianca, invece, segnala uno squilibrio energetico e un accumulo di tossine dovute a una cattiva digestione e a una dieta ricca di grassi e alimenti come latte, formaggi e farinacei, che aumentano la secrezione di muco e ostacolano le funzioni digestive. Se poi la patina è “a carta geografica”, segnata da solchi, le tossine si sono depositate nel fegato. La lingua pallida e asciutta, invece, indica un deficit dell’energia polmonare. La patina gialla, poi, è propria dello squilibrio di milza e stomaco. Anche i sapori che si avvertono in bocca rivelano un eccesso di tossine: l’amaro è proprio di un cattivo funzionamento epatico. Il dolce, invece, indica un calo energetico di milza. L’aspro un calo dell’energia di stomaco e intestino. Il salato, infine, è tipico di un vuoto dell’energia renale.

Concediamoci quindi qualche minuto per osservare il nostro organismo, per capire eventuali disfunzioni, sofferenze, carenze. La prima azione verso il cambiamento è la rilevazione dei segni che il nostro meraviglioso corpo ci dà: siamo noi stessi il miglior medico che abbiamo!

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